Home Blog Giochi Controcompetitivi – Intervista a Gianluigi Giorgetti

Giochi Controcompetitivi – Intervista a Gianluigi Giorgetti

Giochi Controcompetitivi – Intervista a Gianluigi Giorgetti
0
0

Ciao Gianluigi e benvenuto su TecnologieDidattiche.org. Ci racconti qualcosa di te?

Innanzitutto grazie per lo spazio e per esserti interessato della nostra iniziativa. Prima di parlare di me, lasciami evidenziare che Indago è il frutto di un lavoro di equipe, per cui non posso non citare Andrea Marchi che ha curato tutta la realizzazione del progetto dall’idea alla distribuzione, Francesca Zini che ha messo tutto il suo raffinato gusto estetico nella grafica e Alan D’Amico disegnatore che credo nel mondo dei giochi da tavolo non abbia bisogno di presentazioni, essendo in assoluto la matita con più firme in circolazione.

Senza di loro nulla sarebbe stato possibile.
Io mi occupo della parte di creazione del gioco. Sono un fisico delle particelle, specializzato in fisica medica, con una passione irrefrenabile per la creatività e l’espressione artistica, per cui nel tempo mi sono interessato alla danza, pianoforte, canto, arti performative e circensi grazie alle quali assieme ad Andrea Marchi ed altri collaboratori abbiamo fondato e condotto Atuttotondo Spettacoli, una compagnia di teatro comico interattivo che quest’altr’anno diventa maggiorenne.
Ora, prossimo ai cinquanta, mi preparo ad affrontare il secondo terzo della mia vita con attività di natura più intellettuali. Per cui la mia giornata si divide in tre: la soddisfazione (e fatica) della famiglia, il lavoro, colpevole di produrre reddito e l’espressione delle varie attività creative tra le quali il game design la fa da padrona.

Come è nato il progetto “Giochi Controcompetitivi” e quali sono le finalità?

Da un’analisi sociale condivisa: stiamo vivendo in una società a base competitiva. A partire dal voto a scuola, la concorrenza nell’economia, il conflitto nel lavoro; addirittura sono giustificate le competizioni in campo artistico.
Noi condanniamo la competizione e non per motivazioni buoniste, perché la vita (e le tasse 😛 ) ci hanno reso molto pragmatici.

La condanniamo perché è un sistema intrinsecamente stressante e perché già da 70 anni è stato matematicamente dimostrato che è inefficiente. Con una metafora, soffriamo per spingere una Ferrari, solo perché non abbiamo ancora capito che è meglio salirci sopra e girare la chiave nel cruscotto.
Nel volere dire al mondo quanto la collaborazione sia prevalente alla competizione, abbiamo puntato tutto sui giochi, perché riteniamo siano lo strumento didattico più efficace; non me ne voglia l’istituzione scolastica, ma in questa battaglia parte già sconfitta.

​Quale può essere il ruolo dei giochi controcompetitivi nell’apprendimento?

Noi vediamo almeno due livelli di apprendimento nel gioco: l’ambientazione del gioco, che può contenere nozioni che i giocatori apprendono volentieri per raggiungere il proprio obiettivo. Il ragazzo si focalizza gioiosamente sulla vincita e non si accorge che per farlo ha imparato storia, geometria, matematica. Ed un secondo livello, più efficace, che è quello esperienziale: la meccanica di gioco. Non quello che fai, ma come lo fai.
Ecco perché ci siamo concentrati sulle dinamiche e, nel farlo, ci siamo posizionati in mezzo alle due grandi e ben note categorie di gioco: competitivi e cooperativi. I primi sono entusiasmanti perché scatenano i nostri istinti primordiali di prevaricazione, ma non lasciando spazio agli accordi, sono intrinsecamente antisociali e antieducativi. Il fatto è che descrivono solo un aspetto della realtà e se uno non è abbastanza “maturo”, potrebbe lasciarsi convincere che… la vita è tutta qua. I giochi collaborativi sono di fatto giochi competitivi dove il nemico è il gioco stesso. La collaborazione è imposta dal gioco, per cui non porta nulla di didattico, sappiamo benissimo che andare d’accordo (ottenere fiducia e dare fiducia) nella vita è invece una sfida estremamente impegnativa.
Ecco perché, senza inventare nulla, noi ci siamo impossessati dei risultati della teoria dei giochi per costruire dei regolamenti a vittoria individuale, che consentono strategie sia collaborative che competitive, dove però la collaborazione è premiata. C’è la difficoltà di stringere accordi, di mantenerli o di tradirli o essere traditi. C’è la necessità di capire l’altro, di farsi capire o di ingannare, come si preferisce. Tutto esattamente come nella vita, solo che qui è… innocuo. Quando finisce una partita, tutto torna come prima, o quasi. Per cui diventano uno strumento efficace per imparare a capire quali sono le difficoltà di creare e mantenere accordi proficui e quanto grandi sono i benefici. Il sogno è quello di avere uno strumento che permetta alle future generazioni di rapportarsi all’accordo istintivamente con un atteggiamento collaborativo e quindi una società più coesa, più serena e più efficiente. La nostra generazione la diamo ormai per persa.

Indago. Cos’è e come può essere utilizzato in classe?

Indago non è lo strumento migliore per una classe scolastica. E’ pensato per piccoli gruppi di 4-6 persone (se sono giocatori “educati”, anche otto, ci vuole il doppio mazzo però) che non disdegnano di passare un’ora o due seduti attorno ad un tavolo, magari in una sera fredda di inverno.
Per una classe di ragazzi o adolescenti che immaginiamo carichi di energia, quindi desiderosi di mettere al lavoro muscoli e cervello, proponiamo i “giochi controcompetitivi per grandi gruppi” che sono una serie di regolamenti che riproducono le meccaniche sopra per gruppi di più di venti persone e per grandi spazi. Questi regolamenti (due al momento, altri tre in lavorazione) sono disponibili al download gratuito sul sito dei giochi controcompetitivi al link http://www.giochicontrocompetitivi.it/categoria-prodotto/ebooks/. Tra l’altro attraverso la nostra pagina Facebook https://www.facebook.com/giochicontrocompetitivi stiamo invitando insegnanti ed educatori a testarli, perché per noi è impossibile avere a disposizione gruppi così numerosi, per cui lasciami usare questa pagina per dire una volta in più: fatevi avanti!

E’ il momento lasciare in eredità alla community di TecnologieDidattiche.org il link ad un video di YouTube che ritieni particolarmente significativo o a cui sei affezionato…

Resto autoreferenziale segnalando una piccola composizione artistica che evidenzia la capacità di guardare la realtà con gli occhi dell’altro (put yourself in the other shoes) come condizione fondamentale per una comunicazione efficace. Lo strumento usato è un solido costruito da noi che proietta ortogonalmente un quadrato, un cerchio e un triangolo e visto in prospettiva rivela la sua natura integrale. La comunicazione, la comprensione e l’empatia sono il fondamento degli accordi duraturi e fruttuosi, ovvero la base di una società fortemente collaborativa.

(0)

LEAVE YOUR COMMENT

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *